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gratteri giustizia
Editoriale di

Pasquale Motta

Riflessione su Gratteri, la politica e lo stato della Giustizia

Il processo penale deve essere velocizzato al più presto, non soltanto per impedire ai colpevoli di sfuggire alla giustizia grazie alla prescrizione ma, soprattutto, a mio avviso, per garantire agli innocenti finiti nel girone infernale della giustizia italiana di riscattare la propria onorabilità rapidamente, una preoccupazione che, personalmente, non ritrovo nel ragionamento del dott. Gratteri. Un limite quello del Procuratore, forse dettato dal fatto che la sua vita è stata spesa prevalentemente sul fronte della magistratura inquirente.

di Pasquale Motta
domenica 22 gennaio 2017 | 09:55

Nicola Gratteri è un Magistrato bravo e coraggioso, indubbiamente combatte da una vita contro un nemico potente, insidioso e sanguinario come la ‘Ndrangheta. Un impegno del genere deve sempre sentire il sostegno dell’opinione pubblica, delle istituzioni e del mondo dell’informazione. Tuttavia, è indubbio che ormai l’attuale Procuratore della Repubblica di Catanzaro sia però anche un fenomeno mediatico. Basta un’intervista, un evento a cui partecipa, la presentazione di uno dei tanti libri che insieme a Nicaso scrive e presenta e, il tutto, si trasforma in circo mediatico.

 

Le sue affermazioni rilanciate dalle testate nazionali e locali, si tirano dietro innumerevoli e, in certi casi, ipocrite e opportunistiche lodi politiche e giornalistiche. Intendiamoci, Gratteri è un personaggio simpatico, onesto intellettualmente, un testardo calabrese che crede in quello che dice e in quello che fa, ma non sempre quello che afferma, propone o sostiene è condivisibile. Ma questa è un’altra storia.

 

Comunque è evidente che ormai il ruolo e il peso del dott. Gratteri va ben oltre quello di un semplice Magistrato. Gratteri, a differenza di altri, grazie anche alla sua notorietà, fa opinione e, dunque, credo sia giusto che con queste opinioni bisogna confrontarsi.

 

Nell’ultima intervista a Iacona, tra le altre cose, Gratteri lamenta, per esempio, la mancata approvazione di alcune norme necessarie allo snellimento del Processo penale. Come dargli torto? Il processo penale deve essere velocizzato al più presto, non soltanto per impedire ai colpevoli di sfuggire alla giustizia grazie alla prescrizione ma, soprattutto, a mio avviso, per garantire agli innocenti finiti nel girone infernale della giustizia italiana di riscattare la propria onorabilità rapidamente, una preoccupazione che, personalmente, non ritrovo nel ragionamento del dott. Gratteri. Un limite quello del Procuratore, forse dettato dal fatto chela sua vita è stata spesa prevalentemente sul fronte della magistratura inquirente.

 

Al Procuratore Gratteri tuttavia,non possono sfuggire i pesanti problemi che attraversano la giustizia penale e che non sono solo legati alle pastoie procedurali che rallentano il corso della giustizia. Possiamo ignorare che ci sono problemi che riguardano la tutela delle garanzie dei cittadini e che, mi scuserà, il Procuratore Gratteri, rappresentano una priorità in una democrazia sana? I problemi sono noti e pongono non pochi interrogativi. Esiste il rischio che la Giustizia, in questo Paese, si consumi sempre più, esclusivamente nella fase delle indagini preliminari con conseguente condanna sui patiboli eretti dai circoli mediatici? Quanto contribuisce alla causa delle gogne mediatiche, per esempio, il fenomeno dei PM star mediatiche o peggio dei PM alla perenne ricercadi visibilità? Un malcostume inaugurato soprattutto negli anni di tangentopoli e arrivato indenne ai nostri giorni. Un fenomeno completamente inesistente nelle altre democrazie europee. Esiste in questo paese un rapporto perverso tra un pezzo di magistratura inquirente e un pezzo di giornalismo scandalistico, manettaro e forcaiolo?

 

Ecco, a questi interrogativi, a mio avviso, bisognerebbe dare una risposta politica, culturale e legislativa. Su questi interrogativi bisognerebbe aprire una seria riflessione nel mondo dell’informazione. Sia chiaro, è giusto celebrare il coraggio e il valore di tanti magistrati impegnati con serietà sul fronte della lotta alla 'Ndrangheta ma, altrettanto doveroso,sarebbe quello di arginare e ridimensionare le tante inchieste eclatanti santificate dai media e demolite dai processi. Inchieste che hanno cambiato il corso della politica, dell’economia, hanno ingoiato uomini pubblici, magistrati e vite ad ogni latitudine del paese. Indaginiche poisono state letteralmente polverizzate nei gradi di giudizio successivi.

 

Pochi giorni fa, prima il Foglio e poi Mattia Feltri dalle colonne della Stampa, ci ricordavanole storie, i processi e le indagini che alla prova dei fattisono evaporate come neve al sole, sbriciolate di fronte al baluardo di qualsiasi democrazia: il processo penale. Tante indagini, processi e scandali giudiziari, alcuni dei quali iniziati 10 anni fa, si sono consumate nel corso del 2016 (nel sostanziale silenzio dei media) con proscioglimenti, non luogo a procedere, assoluzioni. Sento anch’io, dunque, il dovere di riproporle, chiedendo al lettore di avere la pazienza di arrivare fino fondo a questo articolo, anche perché in alcuni casi vi troverete di fronte a delle vere e proprie sorprese e, sono convinto, ne rimarrete assolutamente colpiti. 


Iniziamo con Ottaviano Del Turco, condannato in primo grado a 9 anni e mezzo, in appello a 4 anni e 2 mesi, l’accusa di associazione per delinquere restituita alla procura perché così non regge.


A gennaio del 2016 evapora l'ultimo frammento di Why Not, grazie a questa grande bufala il Pm De Magistris diventò la stella dei cronisti mediatico/giudiziari calabresi e non solo. Si scrissero fiumi di articoli, libri e qualcuno si arricchì pure. Fiumi di fango sul consiglio regionale calabrese dell'epoca (De Magistris li indagò tutti).


A gennaio la Cassazione cancella il rinvio a giudizio per Clemente Mastella, tutto inizio' il 2008, con l’arresto della moglie di Mastella e conseguente caduta del governo Prodi, di cui Mastella era ministro. E Gigino De Magistris? Oggi è sindaco di Napoli, dopo una capatina al Parlamento europeo. E non finisce qui.


L'altra grande bomba, si fa per dire, Mafia capitale, da come sta evolvendo, tutti i politici saranno prosciolti. Prosciolto Gianni Alemanno, non era mafioso e nonostante l'uscita di scena dei politici cattivi, il processo continua ancora a chiamarsi Mafia Capitale. Per il piacere di scandalisti, inquisitori della rete, autori di fiction e chi più ne ha più ne metta.


E ve lo ricordate Maurizio Lupi costretto alle dimissioni da ministro, rincorso dai soliti cronisti moralizzatori e da decine di articoli, editoriali chead ogni inchiesta show, si sperticano in lezioni di etica e morale? Il dirigente Ercole Incalza, grande dirigente del suo ministero delle Infrastrutture e mente dell'alta velocità, crocefisso e indagato per nove capi d'imputazione, vicenda che costò la poltrona al Ministro, alla fine è stato prosciolto.

 

Tutto finito? Ma neanche per sogno. Qualcuno si ricorda di Gianluca Gemelli? Era il fidanzato dell'ex ministro Federica Guidi costretta alle dimissioni per una inchiesta a carico del fidanzato, intercettazioni non connesse all'inchiesta finite in pasto ai giornali, grandi titoloni del tipo: «Il regalo del governo al fidanzato del ministro». Il Fatto Quotidiano a far da Leone con capitan Travaglio in testa. La ministra costretta alla fuga e alle dimissioni. Urla allo scandalo in salsa pentastellata, due ministri, Graziano Delrio e Maria Elena Boschi interrogati.Risultato? niente: la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, il processo non è da fare. L'inchiesta fu denominata "tempa rossa" verrebbe da dire, rossa di vergogna. Vergogna o meno, non è finita. Vincenzo De Luca definito l’impresentabile da Rosi Bindi, viene assolto a febbraio dall'accusa di abuso d’ufficio perché i fatti non sono mai sussistiti, cazziatone da parte del PG in Appello ai colleghi per incompetenza sull'uso delle intercettazioni.


E chi si ricorda di Salvatore Margiotta, senatore pd per cui la solita procura di Potenza nel 2008 aveva chiesto l’arresto per una indagine sull’estrazione del petrolio? Ci sono voluti 8 anni, un’assoluzione in primo grado, una condanna (a 18 mesi) in appello, e una definitiva assoluzione in Cassazione per riscattare uno della tanto vituperata casta, sentenza finale: innocente.


Assolto in appello anche il generale Mario Mori dall’accusa di favoreggiamento per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Anni di chiacchiere, strali e bufale dei professionisti dell'antimafia sulla famosa "Trattativa" spazzati via, per fortuna, dal mitologico "giudice a Berlino" che salva la faccia ad un sistema giudiziario ormai alla bancarotta del diritto. Assolto in appello anche Vasco Errani dall’accusa di falso ideologico, nel 2014 per questa accusa si era dimesso da governatore dell’Emilia Romagna.


Assolto Ignazio Marino dalle accuse di truffa e peculato, il famoso reato dello scontrino: il fatto non sussiste.


Assolto Sandro Frisullo, vicepresidente pugliese di Nichi Vendola, era finito in galera per turbativa d’asta.


Assolto in primo grado Ludovico Gay, funzionario dell’Agricoltura, quattro mesi in carcere per spartizione dei fondi pubblici: ora è un disoccupato.


Archiviata l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per Stefano Graziano, che si era dimesso da presidente del Pd Campania. E ancora, assolto Luigi Cesaro, assolto Antonio D’Alì, assolto Maurizio Gasparri.

 

Ma il caso più eclatante è stato quello di Ilaria Capua, scienziata di fama internazionale e parlamentare di Scelta civica, indagata per 10 anni per traffico illecito di virus. La sua è veramente una storia vergognosa sotto il profilo giudiziario, giornalistico e umano. A sbattere il mostro in prima pagina con la solita manina che allunga gli atti giudiziari ai cronisti amici, è Lirio Abbate dell’espresso, feroce inquisitore del potere, premiato dai circoli dei professionisti della legalità di mezza Italia, feroce la copertina del giornale in quella circostanza: “Trafficanti di Virus”. Ilaria Capua è stata prosciolta,ha deciso di però lasciare il parlamento. Amaro e inquietante un passaggio del suo intervento nel giorno del commiato:"Ognuno di noi ha un tempo limitato che gli resta da vivere e utilizzare al meglio quel tempo è una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Anzi un dovere" scrive Capua nella sua lettera di dimissioni da deputata di Scelta Civica. "Ho accettato, su richiesta di una organizzazione internazionale, un incarico di Direttore di un Centro di Eccellenza all'Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso ma nel contempo infamanti che mi portavo sulle spalle. Perché una mamma ed una moglie deve farsi carico anche di questo. Proteggere". Già proteggersi. Proteggersi da una deriva che ancora in pochi percepiscono. Chi ci proteggerà dalla miscela esplosiva innescata dalla giustizia spettacolo, dallo strumentalismopolitico doppio pesista e speculare agli interessi della propria bottega, saldato agli interessi editoriali del giornalismo giustizialista e manettaro? Chi ci proteggerà dalla giustizia spettacolo che sta facendo a pezzi il Diritto grazie anche ad una politica ormai priva della forza e dell’autorevolezza necessaria per sfidare il conservatorismo corporativo dei giudici (allergici finanche alle riforme che riguardano le loro ferie) e dal moralismo opportunistico di un certo giornalismo? La responsabilità civile licenziata dal parlamento, è stata una farsa sia nella prima che nellaseconda edizione. Subito dopo che Ilaria Capua abbandonò il parlamento, il parlamentare del PD Marco Di Lello, in un tweet affermava: “Capua si dimette dopo errore giudiziario e va in Usa. Paga prezzo lei, la famiglia, il Parlamento, la Ricerca italiana.E il Magistrato? Già, il magistrato? Grazie all’attuale legislazione potrà sbagliare 10, 20 volte e non pagherà, anzi, continuerà a far carriera. Il tutto nella totale indifferenza o impotenza della politica, senza l’indignazione degli intellettuali e della società civile di questo paese.


Alberto Matano, su rai 3, con il format, “Io sono innocente” per la prima volta sta producendo qualche timido effetto,snocciolando in ogni puntata, gli errori giudiziari di questo paese e ci rivela che nel girone dell’inferno possono finire tutti, non solo i politici, gli imprenditori ma anche i cittadini comuni e,spesso, perché un Giudice non ha il tempo di leggere le carte. Qualche timida reazione ma poi nuovamente il nulla, l’indifferenza, l’oblio. E sullo sfondo mi vengono in mente le parole di un illustre avvocato calabrese, il quale intervenendo ad un convegno sullo stato della giustiziaqualche tempo fa, rivolgendosi ad alcuni giovani avvocati presenti in sala affermava: “Ricordatevi la giustizia penale in Italia è tale, che si può tranquillamente affermare che siamo tutti in libertà provvisoria”.


Pasquale Motta

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