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processo condor desaparecidos

Processo Condor, volge al termine il dibattimento sui desaparecidos

Tra gli scomparsi durante le dittature militari diversi calabresi. Il 17 gennaio verrà emessa la sentenza

di Tiziana Bagnato
mercoledì 11 gennaio 2017 | 11:54

Dopo due anni di dibattimento e di attesa e quaranta anni senza giustizia, il 17 gennaio verrà finalmente emessa la sentenza del Processo Condor che riguarda il sequestro e l'omicidio di 42 giovani, tra cui 20 italiani e diversi calabresi, avvenuti in Cile, Argentina, Bolivia, Brasile e Uruguay tra il 1973 e il 1978. Decine i testimoni, gli esperti, i familiari e i compagni di prigionia delle vittime ascoltati. 34 gli imputati, appartenenti alle più alte gerarchie dei regimi militari.

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Il processo prende il nome dal sistema “Condor”, ordito per eliminare qualunque forma di opposizione e dissidenza negli Stati dell’America Latina in cui all’epoca erano state instaurate dittature militari. Quello che venne messo in piedi fu un vero e proprio terrorismo di Stato, portato avanti tramite il braccio armato, la tortura e l’omicidio ma, soprattutto, con la sparizione forzata degli oppositori politici.

 

È solo nel 1992 che vennero ritrovati alcuni documenti della polizia del Paraguay, rimasti alla storia come “gli archivi del terrore”. Oltre 700mila pagine contenenti documenti e foto di oppositori politici uccisi, torturati e scomparsi, ma anche le prove della collaborazione tra le giunte militari.

 

Tra gli imputati al processo spiccano i nomi dei generali cileni Manuel Contreras, capo della polizia segreta del dittatore Pinochet e Sergio Arellano Stark, comandante della famigerata “carovana della morte”, entrambi deceduti durante le udienze. Importante anche la figura di Jorge Troccoli, cittadino italo-uruguaiano accusato del sequestro e dell’omicidio di 25 uruguaiani sequestrati in Argentina tra il 1977 ed il 1978.

 

Tiziana Bagnato

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