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Lamezia, chiude il reparto di malattie infettive: associazioni sul piede di guerra

Dal primo gennaio è stato applicato quanto previsto dai decreti Scura facendo così calare un ulteriore colpo di mannaia su un presidio nevralgico. Oggi previsto l’incontro organizzato dal Comitato “Salviamo la Sanità del Lametino”

di Tiziana Bagnato
lunedì 9 gennaio 2017 | 13:26

Associazioni lametine sul piede di guerra dopo la chiusura del reparto di malattie infettive del Giovanni Paolo II. Dal primo gennaio è stato, infatti, applicato quanto previsto dai decreti Scura facendo così calare un ulteriore colpo di mannaia su un presidio nevralgico per la sua posizione ma che nel tempo sta subendo un progressivo smantellamento.

Oggi il Comitato Salviamo la Sanità del Lametino incontrerà diverse realtà del territorio per ragionare della chiusura del reparto e dell’assorbimento di quello di Microbiologia e Virologia con il Laboratorio Analisi.

Una serrata che rischia di diventare pericolosa, avverte il Comitato, non solo per le ripercussioni sui pazienti, ma anche per i riverberi sul piano occupazionale. «Si perderanno - afferma l’associazione - primari, medici, infermieri e personale con qualificata specializzazione in questi due importanti settori, il tutto in un momento in cui le malattie infettive si stanno di nuovo diffondendo in Italia e nel mondo e sono sempre più necessari reparti e laboratori per diagnosticarle e curarle».

 

Pochi i reparti al momento funzionanti secondo Riccardo Viola e Nicolino Panedigrano, alla guida del comitato. Neurologia non sarebbe stata attivata, nonostante nei decreti del commissario sia prevista con primario e dieci posti letto. L’appello è rivolto ora al dg Giuseppe Perri affinché prema su Oliverio «perché non si consumi un progetto nefasto per la nostra città e per la Regione».

 

«Il nostro ospedale – concludono - è una struttura che può e deve essere utilizzata al meglio con un progetto e con l’obiettivo di correggere decisioni del commissario Scura immotivate, ingiustificate e foriere di sprechi e di guai».

 

Tiziana Bagnato

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