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Natale, al Sud una festa da vivere in famiglia

Fervono i preparativi per il cenone del 24 dicembre, appuntamento consolidato con la tradizione e con i parenti per non tradire il vecchio detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”

giovedì 22 dicembre 2016 | 21:02

Per festeggiare il Natale, i calabresi rimangono legati alla tradizione: tutto inevitabilmente in famiglia, dal cenone del 24 dicembre allo scambio dei regali, anche per non tradire il vecchio detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.

 

A tavola accade la stessa cosa, la tradizione che vuole portare a tavola non meno di 13, chiaro riferimento ai 13 apostoli. Ma non è per tutti così. A Cassano allo Ionio, ad esempio, le pietanze devono essere 9, tante quanto i mesi di una gravidanza.

 

Nei preparativi concorrono tutti, anche i vicini di casa, perché sedersi attorno ad una tavola non abbondante, non è di buon auspicio. Gli ingredienti principali utilizzati legati alla vecchia tradizione sono: baccalà, broccoli, finocchi, zucca fritta. E durante tutto il periodo natalizio. I piatti più popolari, senza i quali non sarebbe Natale, sono quasi per tutti quelli provenienti da una “cucina povera”. Per il cenone della Vigilia, protagonista assoluto è il pesce: frittelle di baccalà e baccalà fritto, frittura mista, pesce al forno e capitone. Sempre presenti i broccoli di Natale, chiamati in gergo “piere ‘e vruoccole”, ma guai se manca “l’insalata di rinforzo”, cavolfiore lesso, insaporito da alici salate, olive e sottaceti . Il peperoncino, ovviamente, non manca mai anche sulla sempre valida ricetta degli spaghetti con mollica di pane e alici.

 

Ovviamente oltre al pane non deve mancare in assoluto la pitta liscia calabrese, la sua  caratteristica è di essere un pane basso, molto morbido e dalla superficie bruciacchiata. E’ particolarmente buono se, appena sfornato, viene farcito con verdure e provola.

 

Ancora in voga in Calabria è il "Fuoco di Natale" un enorme falò che si accende in alcune piazze la notte del 24 e viene alimentato per tutta la notte dalla legna che i giovani hanno accumulato appositamente nei giorni precedenti. I paesani dopo la messa di mezzanotte si riuniscono attorno alla fòcara cantando accompagnati dall'organetto e dalla fisarmonica, mangiando e bevendo. Il fuoco, infatti, rappresenta il simbolo della purificazione dal peccato originale quindi accenderlo significa bruciare tutto ciò che di negativo ha caratterizzato il vecchio anno.

 

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